Ecco com’è stata inventata la figura del Papa

Questo è un blog cristiano, non cattolico.

Cosa significa ciò? Si può essere cristiani anche senza essere cattolici?

La risposta è assolutamente sì, e vi dirò di più: dal mio punto di vista non si può essere cattolici e continuare a definirsi cristiani.

Credere in Gesù, nel Cristo, nella sua divinità, che sia morto per i nostri peccati e che sia risorto dopo tre giorni è qualcosa su cui siamo tutti d’accordo, ma spesso non basta. Perché affermare di prendere Gesù come esempio e di seguire i suoi comandamenti implica una banalissima coerenza tra parole e fatti. Cosa che nella Chiesa Cattolica non avviene nemmeno lontanamente.

Dicono di imitare Cristo, ma non è vero. Dicono di fare ciò che fanno per onorarlo, e non è vero neanche questo. Dicono di vivere come lui, ma non è così, e non è un mistero per nessuno.

E adesso la domanda vi sorgerà spontanea: ma se non fanno ciò che Gesù ha comandato di fare, se non rispettano i suoi comandamenti, perché dicono di credere in lui? Non avrebbero, a questo punto, fatto prima ad inventarsi un nuovo Dio da seguire?

In realtà l’hanno già fatto. Il loro Dio non è il vero Dio, il loro Gesù non è il vero Gesù. Li chiamano con i loro nomi, ma sono ben altro; solamente mezzi atti a soddisfare il loro ventre.

Mi dilungherò con altri articoli su come sia nata la Chiesa Cattolica, e indagherò approfonditamente sulle ipocrisie che vi abitano. Nel frattempo, però, vi offro una breve panoramica sulle loro contraddizioni in merito a ciò che è scritto nella Bibbia, il libro che la Chiesa Cattolica professa di tenere in gran conto.

Se state leggendo qui e siete cattolici, questo sarà il momento giusto per aprire gli occhi, per dubitare, e per farvi domande che probabilmente non vi siete mai posti prima d’ora.

Se invece siete non credenti, e uno dei motivi per cui disprezzate Dio risiede in quella che credete la sua associazione alla Chiesa Cattolica, ciò che segue vi smentirà, perché Dio in realtà non ha mai avuto niente a che fare con tutto ciò; è stato usato il suo nome, ma lui stesso ne è stato lasciato completamente fuori.

Partiamo dalla figura più importante e che tutti conosciamo, il Papa, chiamato spesso Santo Padre.

(Matteo 23:9) Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli.

Ovviamente qui per “Padre” non si intende quello naturale, ma l’accezione che gli viene comunemente data, come maestro o guida “divina”. La Bibbia è chiara: non dobbiamo permettere che nessun uomo si elevi in tal senso, imponendosi come figura quasi mistica, ultraterrena, e non dobbiamo rivolgere a lui il nostro credo. Di Padre spirituale ce n’è uno solo, ed è Dio.

Ma il Papa è chiamato anche “rappresentante di Dio sulla terra”, colui che è in grado di traghettarci verso Dio, e che, pur senza dirlo esplicitamente, mostra di stare a metà tra l’umano e il divino.

(1 Timoteo 2:5) Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, che ha dato se stesso come prezzo di riscatto per tutti.

(Giovanni 14:6) Gesù gli disse: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Anche qui la Bibbia è assolutamente limpida. Nessuno può far da tramite tra noi e Dio, se non Gesù. E Gesù a sua volta non ha bisogno di un uomo qualsiasi per essere invocato; perché noi stessi siamo in grado di poterci rivolgere a lui. E possiamo farlo ovunque, a qualsiasi ora, in qualsiasi modo.

Ma dunque, se il Papa non ha il potere di portarci a Dio perché possiamo farlo benissimo da soli, a cosa serve? Da dove proviene la sua figura?

Beh, diciamo pure che la sua figura non proviene proprio da nessuna parte, ma è stata giustificata usando impropriamente la Bibbia. La Chiesa Cattolica identifica l’apostolo Pietro come il primo Papa utilizzando questi versi:

(Matteo 16:13) Poi Gesù (…) domandò ai suoi discepoli: “Chi dice la gente che sia il Figlio dell’uomo?” Essi risposero: “Alcuni, Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti”. Ed egli disse loro: “E voi, chi credete che io sia?” Pietro rispose: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Gesù, replicando, gli disse: “Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere. Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che legherai in terra sarà legato in cielo, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli”.

Qui, alla prima lettura, può sembrare che Gesù abbia intenzione di dare a Pietro un mazzo di chiavi; ma in seguito, dopo la morte e la resurrezione di Gesù, e il cammino dei discepoli (tra cui Pietro) verso nuove terre in cui predicare, appare chiaro che niente del genere è avvenuto, e che il compito di Pietro non ha niente di diverso da quello dei suoi compagni. Lo stesso Pietro non si comporta come se fosse più importante; non prende a chiamarsi “Papa”, rifugiandosi su una torre dorata, e non farà in futuro mai menzione di avere in affido qualche responsabilità particolare.

E’ ovvio, quindi, che queste chiavi abbiano un significato spirituale. Ma prima di capire qual è, cerchiamo la “porta” che sono in grado di aprire:

(Matteo 7:13) Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono quelli che la trovano.

Ancora una volta non parliamo di una porta materiale, ma di un invito per i non credenti.

(Matteo 7:7) Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque crede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.

La porta è, in poche parole, l’accesso alla salvezza spirituale per qualsiasi persona. Se bussiamo, la porta si aprirà, ovvero: se cerchiamo Dio, egli ci risponderà e ci salverà. Ma se non bussiamo, se ignoriamo questa porta, quando sarà troppo tardi e vorremo entrare, la troveremo chiusa.

(Matteo 25:1) Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, andategli incontro!” Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono.” Ma le sagge risposero: “No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!” Ma egli rispose: “In verità vi dico: non vi conosco.”

Adesso torniamo alle chiavi. Pietro è l’unico ad “averle”? Leggendo oltre, si capisce che non è così.

(Matteo 23:13) Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.

(Luca 11:52) Guai a voi, dottori della legge, perché avete portato via la chiave della conoscenza! Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare lo avete impedito.

Ancora parliamo di porte e di chiavi. Niente nella Bibbia è mai lasciato al caso.

Qui leggiamo che qualcuno (gli scribi e i farisei, le autorità religiose del tempo) sono in grado di serrare il regno dei cieli davanti alle persone, impedendo loro di entrare. E’ possibile, come sappiamo, serrare un’entrata, una porta; e questa porta, come ho spiegato prima, è l’accesso alla salvezza. Gli scribi e i farisei, in poche parole, impedivano alle persone di salvarsi. Ma come?

Leggiamo: “avete portato via la chiave della conoscenza”.

Il significato spirituale delle chiavi, dunque, è la conoscenza. Ma la conoscenza di cosa, esattamente? Di Dio. Gli scribi e i farisei, infatti, erano settari e ipocriti, e i loro insegnamenti furono contestati vivacemente da molti, tra i quali Giovanni il Battista e Gesù. Quello che dicevano, perciò, era inesatto, sbagliato, e trascinava gli ascoltatori lontano dalla verità, e quindi dalla salvezza. Ecco come facevano a impedire alle persone di entrare dalla porta: portavano via le chiavi della conoscenza, sviavano le persone da Dio e dalla verità.

Di seguito una dimostrazione di come Pietro utilizzò queste chiavi spirituali:

(Atti 2:37) Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che dobbiamo fare?” E Pietro a loro: “Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo”.

Ecco la conoscenza, il modo in cui ottenere la salvezza: questa è la chiave.

Ma ancora: è stata data solamente a Pietro? No, perché non era l’unico a predicare la salvezza ai perduti, e ad avere l’autorità di farlo.

(Marco 16:15) E Gesù disse loro: “Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura.”

Concludendo, ogni discepolo possedeva le chiavi. Può, effettivamente, possederle ancora oggi chiunque di noi abbia compreso il messaggio del Vangelo e sia in grado di trasmetterlo a qualcun altro. Non c’è niente di così misterioso o complicato, no?

Pietro dunque era certamente un discepolo di Gesù, ma non il primo “Papa”; in realtà questa nomina non compare assolutamente nella Bibbia, ed è solo frutto dell’invenzione dell’uomo.

In modo oserei dire fantasioso la Chiesa Cattolica ha fatto quadrare questa carica altisonante con un versetto pregno di altri significati, e così sono riusciti in qualche modo a giustificarla.