A favore della famiglia patriarcale

Spesso e volentieri, quando la donna cristiana afferma di rispettare suo marito e di considerarlo il capo della famiglia, nella testa delle femministe si forma la seguente immagine: un bruto con tanto di frusta che indica i fornelli, verso i quali la poveretta si dirige a fatica a causa della palla di ferro che deve trascinarsi dietro. La disgraziata donna è totalmente in balia del suo terribile marito-padrone, che le proibisce di fare tutto, la manipola e la sovrasta, togliendole ogni libertà.

Sì, forse state strabuzzando gli occhi, ma questa è la realtà di oggi. Affermare che il marito è il capo della famiglia ormai scatena il panico. “Per carità, basta mariti-padroni; l’uomo non merita tutta questa importanza, è malvagio, ci ha sempre oppresse per secoli e secoli!”

Adesso voglio rivolgermi a chi, grazie ai media e alle preziose informazioni che giornalmente divulgano, crede che una famiglia con a capo il marito sia per forza terribile e disumana.

Ora, è anche vero che spesso e volentieri l’uomo non cristiano in passato ha abusato del suo potere – però attenzione, non perché abbia fatto pesare la propria importanza in quanto capofamiglia, ma per il poco rispetto con cui era solito trattare sua moglie.

Io, ci tengo a precisarlo, da cristiana credo nella famiglia patriarcale. Nessuno di noi approva, accetta o giustifica, però, qualsiasi violenza diretta dal marito verso la moglie (ma anche dalla moglie verso il marito) perché, come vedremo, Dio disapprova il comportamento di un uomo simile, per quanto il suo nucleo familiare sembri in apparenza “tradizionale”.

Il fatto è che quando si condanna la violenza domestica, si dovrebbe anche capire che il vero problema non sta nel modo in cui è impostata la famiglia. Il problema sta, banalmente, solo nell’uomo (o nella donna) che ha commesso tale violenza.

Come al solito, e noi cristiani lo sappiamo, la malvagità nasce dall’assenza di Dio dai cuori e dalla vita delle persone.

Giustificarla tirando in ballo l’impostazione naturale e sacra della famiglia è pretestuoso e non rispecchia la realtà.

Avete avuto una brutta esperienza con vostro marito? Questo è accaduto non perché la vostra famiglia fosse patriarcale, ma perché quell’uomo non aveva timore di Dio. Sembra una spiegazione troppo semplice? Beh, a me pare ingiusto, invece, incolpare l’intera struttura del nucleo familiare quando la colpa appartiene invece a una persona sola.

Ma vediamo invece l’uomo che la donna cristiana sceglie volentieri come capo della sua famiglia.

Una donna cristiana non sarà disavveduta nella scelta di colui che le starà accanto. Quell’uomo dovrà avere un requisito indispensabile: il timore di Dio. Dovrà essere sottomesso a Dio e alla sua Parola, rispettandone i comandamenti e perseguendo una vita integra e senza macchia.

Ma come deve comportarsi esattamente quest’uomo? Come deve amare la propria moglie?

Ecco qualche versetto che ci illumina in proposito.

(1 Pietro 3:7) Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.

(Efesini 5:25-33) Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le proprie mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno ha mai odiato la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. Ma d’altronde, anche fra di voi, ciascuno individualmente ami sua moglie, come ama se stesso; e altresì la moglie rispetti il marito.

L’uomo cristiano è chiamato a considerare la moglie in un modo che stupisce probabilmente chi si era scagliato contro di lui per principio.

Non solo deve trattarla “come il vaso più delicato”, ma Dio impedisce le sue preghiere se non la onora con il dovuto rispetto; e inoltre è chiamato ad amarla come se stesso, addirittura come Cristo ha amato la Chiesa (Gesù è morto per essa, lo sappiamo tutti, no?)

In conclusione, ecco cosa sta succedendo: uno degli scopi del femminismo è quello di distruggere la famiglia, specialmente quella in cui l’uomo ha un’importanza particolare, così come Dio ha stabilito.

Per riuscirci, mette continuamente in testa alle donne l’idea che tutte le violenze verificatesi nel corso dei secoli siano da attribuire alla famiglia patriarcale, e non alle persone che le hanno commesse.

Ecco, in sintesi, uno dei motivi per cui le femministe menzionano continuamente “le famiglie del passato” come prova del male del mondo; ed ecco perché conseguentemente cercano di distaccarsene, rifiutando non solo la famiglia patriarcale, ma spesso il matrimonio, e quindi un marito a cui dover rendere conto.

La famiglia patriarcale, per loro, è la causa di tutto. Come a dire che se un capo è violento con un dipendente è colpa della gerarchia lavorativa che l’ha spinto a fare ciò, e non del capo. Non è assurdo?

Sì, sono stati astuti: hanno semplicemente catalizzato l’attenzione sull’impostazione della famiglia, e non sulle singole persone che la compongono, per raggiungere il loro scopo. E cioè quello di far passare la famiglia patriarcale come un modello dannoso per le persone e per la società.

Ma noi, che non siamo disavveduti, sappiamo riconoscere le menzogne, e non ce ne lasciamo influenzare.