LA DITTATURA LGBT DECIDE LE SORTI DEL MERCATO

Il nuovo ordine mondiale scalpita per affermarsi sempre di più, e cosa c’è di meglio di un’ulteriore spinta per far proseguire l’evoluzione del progresso moderno?

Da Wired.it, ecco un articolo molto esplicativo in tal senso.

In questo caso, un’importante confederazione di multinazionali ha valutato il grado di apertura di 121 città alle persone LGBT. E, prevedibilmente, si è premurata di farci sapere che le città che più hanno investito sui diritti LGBT (tra cui New York, Londra, Amsterdam, Berlino, Chicago) ne hanno ricavato un maggiore sviluppo economico.

Il messaggio è questo: se una città vuole godere di una qualsiasi considerazione nel mercato globale, deve attuare politiche inclusive per le comunità LGBT.

Perché? Presto detto: le società più aperte a queste comunità staranno meglio economicamente – quindi, almeno in apparenza, hanno tutto da guadagnare.

Ma non solo le città sono “cortesemente invitate” ad adeguarsi ai tempi che corrono; anche in molte aziende, adesso, sarà valutato l’indice di inclusione dei lavoratori LGBT.

Sì, esattamente. Sembra proprio che ci stiamo avviando verso un futuro in cui sul curriculum vitae non sarà più necessario riportare le esperienze acquisite nella vita, ma semplicemente la nostra inclinazione sessuale.

Quindi, pur con una vasta cultura sul campo, noi poveri eterosessuali ci potremmo ritrovare ad essere scartati non a favore di qualcuno più bravo di noi, che abbia più requisiti, più talento, più esperienza; ma di qualcuno che, incredibilmente, soddisfa la “quota LGBT” che l’azienda deve ricoprire per dimostrare di stare “al passo coi tempi”.

Di fronte alla minaccia dell’arretratezza economica, dell’insignificanza sul mercato globale e quindi della perdita di denaro, quanto credete che resisteranno ancora le nostre città e le nostre aziende, prima di buttarsi definitivamente ai piedi della comunità LGBT?

In realtà stanno già cadendo, una dietro l’altra, tra le sue braccia; e possiamo solo restare impotentemente a guardare, chiedendoci quale sarà il prossimo passo mortale di questo mondo sempre più lontano da Dio.