La donna cristiana e la sottomissione al marito

Parlare di una donna sottomessa a un uomo, oggi, solleva l’indignazione del mondo e di coloro che, da anni, si stanno battendo con successo per l’esatto contrario.

Esatto, non per la parità tra uomini e donne… ma per l’uomo sottomesso alla donna.

In questo caso è più che accettabile, anzi, è fantastico; ma guai a ipotizzare il contrario, che si viene accusati di essere bigotti, retogradi, medievali, e più in generale di voler “togliere” la libertà alla donna.

Ora, senza scendere nuovamente nelle fissazioni femministe, già in questo articolo vi ho parlato dell’uomo cristiano e di come onora e rispetta sua moglie, seguendo l’insegnamento di Dio.

Ed è precisamente questo uomo che la donna cristiana vuole accanto a sé, e a cui si sottomette volentieri. A qualcuno che la ama come se stesso, che la rispetta e la onora, trattandola delicatamente e con garbo.

Non vorrà chi la maltratta, chi le manca di rispetto.

In poche parole, non vorrà chi non segue i comandamenti di Dio; perché una donna cristiana avveduta sceglierà accanto a sé un uomo cristiano, e non un incredulo, che non seguendo né Dio né la sua volontà, è “portato” conseguentemente più di altri ad avere comportamenti scorretti.

Sto dicendo che tutti gli uomini increduli agiscano per forza così? Certo che no, anzi, sono convinta che ci siano non credenti che trattino onorevolmente le loro mogli, e che in questo senso siano considerati “brave persone”.

Ma la donna cristiana non sceglie una “brava persona”, perché sa che questo termine significa poco e niente, e che agli occhi di Dio non significa assolutamente nulla.

Il motivo è che un comportamento corretto nei confronti degli altri proviene, spesso e volentieri, dal timore di Dio; e quando un uomo, seppur “buono”, manca di questo, non ha redini né per le sue parole né per le sue azioni, che non hanno filtri e possono risultare imprevedibili, poiché governate esclusivamente dalla propria coscienza – che a sua volta è “pregna” della mentalità sbagliata del mondo, essendo lui stesso non un cristiano, ma uno del mondo.

(2 Corinzi 6:14-15) Non vi mettete con gli infedeli sotto un giogo che non è per voi; infatti che rapporto c’è tra la giustizia e l’iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c’è tra il fedele e l’infedele?

La donna cristiana, dunque, sceglie un uomo cristiano che segue la volontà di Dio e a lui si sottomette di buon grado, gli dà la sua fiducia, il suo amore e il suo rispetto.

Ma cosa significa essere “sottomessa” a qualcuno?

Se lo chiediamo al mondo, ci risponderà che quella poveretta è una donna schiavizzata, a cui è stata tolta ogni libertà, e che deve obbedire ciecamente a tutto ciò che le viene ordinato.

Se lo chiediamo a un dizionario di sinonimi, ci dirà che la sottomissione è uguale all’assoggettamento, all’asservimento, alla subordinazione, alla dipendenza, alla schiavitù, al servilismo, all’oppressione, al dominio – ma anche all’arrendevolezza, al rispetto, all’umiltà, alla devozione.

Chiediamo invece alla Bibbia cosa significa.

(Efesini 5:22-24) Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è il capo della moglie, così come anche Cristo è capo della chiesa, lui che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa.

Ecco l’esempio di cosa si intende con “sottomissione”; la donna deve sottomettersi al marito COME la Chiesa si è sottomessa a Cristo.

Adesso riflettiamo insieme. Gesù come si è comportato nei confronti della sua Chiesa – e quindi delle persone che la compongono? E’ stato un tiranno, un despota? Ha mancato loro di rispetto? Li ha schiavizzati, tolto loro la dignità?

Niente di tutto questo. Al contrario, Gesù ha mostrato l’amore più grande e profondo per la sua Chiesa, tanto da sacrificarsi e morire per lei, affinché avesse la speranza della salvezza.

E’ la stessa, identica sottomissione che ognuno di noi credenti ha nei confronti di Dio. Ci sentiamo per caso oppressi? Ci sentiamo per caso a disagio?

Non siamo, invece, gioiosi al suo cospetto, invasi dall’immensa gratitudine di aver ricevuto la sua grazia, fidandoci di lui totalmente, lasciando i nostri pesi ai suoi piedi, sorretti dalle sue stesse mani?

Spieghiamo al mondo che la nostra sottomissione a Dio e agli uomini (nel caso di noi donne) è spontanea, e non forzata.

Perché non temiamo di affidarci a qualcuno che ci ama.

Trovo interessante, però, riportare anche ciò che il dizionario intende come contrario alla sottomissione: libertà, indipendenza, autonomia, ribellione, rivoluzione, rivolta, insurrezione.

Ma guarda un po’! Dove abbiamo sentito ultimamente slogan pregni di simili termini?

Noi però non ci lasciamo influenzare dall’andazzo di questo mondo malvagio, ma solamente da Dio.