Femminismo: la donna non deve più stare a casa, ma avere una carriera brillante

Lo sappiamo fin troppo bene, il mondo che ci circonda è intriso di femminismo. La donna ha finalmente detto addio alle oppressioni(?) che l’hanno vincolata e incatenata per secoli e secoli, ma attenzione, non sto parlando solo dei temutissimi uomini.

Sì, perché c’è qualcos’altro che l’ha evidentemente svilita, declssata, umiliata per lungo tempo, provocandole una sofferenza interiore incolmabile e allucinante.

I lavori domestici.

Partiamo però dall’inizio. Tutti siamo a conoscenza delle battaglie che le donne hanno combattuto per il diritto al lavoro, e possiamo condividerle o meno; fatto sta che da allora la donna ha avuto accesso a qualsiasi lavoro desiderasse, e la situazione a dir la verità sembrava ormai diventata piuttosto serena e stabile… prima dell’ondata del nuovo femminismo moderno.

Sì, perché adesso non basta più che la donna POSSA lavorare e farsi una carriera: la donna DEVE lavorare e farsi una carriera.

Il messaggio è questo: solo così una donna è realizzata. Solo così una donna possiede dignità. Senza un lavoro non vale niente, non merita di essere rispettata, perché lei stessa non si rispetta per prima. Marito, matrimonio, figli? La donna non deve avere più questi desideri medievali! Deve invece prendersi la rivincita, ottenere il potere, fare concorrenza a questi uomini malvagi che desiderano scavalcarla!

Il sogno della sua vita non deve essere quello di formarsi una famiglia e di avere dei figli, ma di guadagnare, ottenere promozioni, stare incollata alla scrivania dell’ufficio per più di dieci ore al giorno, farsi una carriera importante, essere ricca, ammirata, considerata… in poche parole, essere finalmente POTENTE.

E cosa dire invece di quelle povere donne che non hanno tutta questa ambizione e tutto questo desiderio di rivalsa, e che desiderano semplicemente vivere tranquille, formare una famiglia, badare alla loro casa?

Cosa dire di quelle poverette che osano addirittura fare la lavatrice, stirare una camicia al marito, spingere il passeggino per la strada, preparare la cena a tutti quanti, affermando incredibilmente di essere felici e appagate?

Eresia! Vergognatevi! Voi state minando la nostra libertà, state facendo regredire la nostra società!”

Sì, oggi una casalinga si vergogna di esserlo, per le continue pressioni del mondo in cui vive. Non si sente più libera di dichiarare onestamente che passa le sue giornate a prendersi cura della casa e dei figli; pensa di essere giudicata una persona inutile, pigra e oziosa. Si sente a disagio perché non desidera una carriera brillante.

Infatti avere cura della casa e dei figli non è un lavoro vero e proprio, per il mondo moderno. Un po’ perché effettivamente all’educazione dei figli non ci bada più nessuno (tanto ci pensano la scuola e la televisione!) un po’ perché, per le femministe, non sono altro che attività che ti portano a dedicarti agli altri e mai a te stessa. Prendendoti cura del marito e dei figli ti trascuri, perdi la tua identità di donna, non riesci a “realizzarti”.

Qualcuno potrebbe ribattere: “Eppure le donne di oggi lavorano, ma badano anche alla casa e ai figli, quindi cosa c’è di male in una donna che ha una carriera?”

Non c’è niente di male nel fatto che una donna abbia un lavoro! Trovo invece che ci sia qualcosa di male nella società che spinge le donne che vorrebbero prendersi cura della casa e della famiglia a sentirsi in dovere di avere un lavoro.

Trovo inoltre che ci sia qualcosa di male nel considerare i lavori domestici e la cura del marito e dei figli come attività degrandanti, servili e vergognose.

Perché io, che sono una donna, non devo vergognarmi se stiro una camicia a mio marito, se piego la sua biancheria o se gli porgo un piatto caldo a tavola. Non devo sentirmi in qualche modo sminuita se spazzo il pavimento, se mi infilo i guanti di gomma e tolgo la polvere per la casa. Non devo sentirmi in difetto se di pomeriggio, anziché andare dall’estetista, aiuto mio figlio a fare i compiti; o se la sera, invece di uscire con le amiche, passo del tempo con mio marito, chiedendogli della sua giornata.

E voi, femministe moderne, che vi sentite “serve” perché fate tutte queste cose, forse la verità è questa: se basta così poco per farvi sentire inferiori, è perché probabilmente in fondo, nonostante ciò che predicate, siete convinte di esserlo.

Concludo con il versetto adatto all’occasione:

(Tito 2:4-5) Per incoraggiare le giovani ad amare i mariti, ad amare i figli, a essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone, sottomesse ai loro mariti, perché la parola di Dio non sia disprezzata.