Burberry: questionario shock ai dipendenti sulle loro preferenze sessuali

Piuttosto profeticamente, devo ammetterlo, in un altro articolo ho parlato della dittatura LGBT che preme sulle aziende del mercato affinché si adeguino ai tempi che corrono, includendo una specifica quota di lavoratori LGBT.

In quell’occasione avevo buttato lì un’ipotesi che mi sembrava sì plausibile, ma ancora lontana: e cioè che in futuro, durante i nostri colloqui, ci saremmo sentiti chiedere non più le esperienze recentemente acquisite, ma la nostra inclinazione sessuale.

Presto detto! La multinazionale londinese Burberry, famosa azienda di moda, ha abbracciato molto in fretta la necessità di includere la cosiddetta “quota gay” nel proprio organico.

Evidentemente, però, tutti i posti di lavoro disponibili erano già occupati, perciò non è rimasto loro che analizzare i dipendenti assunti in precedenza. Nel caso in cui ve lo state chiedendo, sì, Burberry temeva che i propri dipendenti non fossero sufficientemente qualificati; non in termine di abilità lavorative, ma in termini di omosessualità.

I dipendenti Burberry, infatti, hanno ricevuto tramite posta aziendale un questionario scioccante in cui si chiede loro di specificare l’etnia e l’orientamento sessuale. Una delle domande poste è questa: “Si identifica come lesbica, gay, bisessuale, transgender o queer?”

Si dice che il sindacato abbia fatto pressione per interrompere subito la diffusione del questionario, ignorando però probabilmente un’altra pressione molto più potente: quella della dittatura LGBT.

E’ sotto agli occhi di tutti che quella che forse all’inizio potevamo identificare come “minoranza” sia adesso diventata in realtà una classe privilegiata, con in mano le redini dei media, della società e del mercato.

Si prospettano, insomma, tempi duri non solo per gli eterosessuali che cercano lavoro, ma anche per quelli che vorrebbero, in qualche modo, trovare un qualsiasi spazio in questa società moderna.