Perché la donna cristiana dovrebbe dire di NO al costume da bagno

Qualche giorno fa ho scritto questa breve storia in cui due cristiani di oggi, in estate, passano una spensierata giornata al mare. Qualcuno avrà certamente recepito il suo significato, altri invece avranno strabuzzato gli occhi, domandandosi: “Ebbene, qual è il problema se due cristiani vanno al mare?”

Purtroppo ho paura che la seconda categoria sia molto più numerosa. Tutti, e dico tutti i cristiani che ho incontrato nella vita reale hanno sempre ammesso candidamente di andare al mare, senza porsi nessun problema in proposito.

Provare per credere, guai ad affermare davanti a loro di aver scelto di non farlo più, dopo la conversione. I più anziani scuoteranno la testa sospirando – dopotutto loro sono cristiani da molti più anni di te! – e, come un maestro di fronte a uno scolaro irrecuperabile, passeranno le due ore successive a spiegarti che il mare è bellissimo e che sarebbe ingiusto privarli della loro abbronzatura color aragosta.

I più giovani, invece, protesteranno con più veemenza: loro non si mettono certo in costume in malafede, non hanno malizia… basta, quando si è sdraiati sull’asciugamano, stare attenti a non assumere posizioni “troppo audaci” per chi guarda (sì, me l’hanno detto veramente!)

Affronterò però il discorso completo sull’andare al mare in un altro articolo; adesso voglio concentrarmi sulla donna cristiana e sul fatto che, stando a ciò che dice la Bibbia… non debba assolutamente mettersi in costume da bagno.

(Piccola premessa: da donna, scelgo di rivolgermi direttamente alle donne, così come ho fatto in altri articoli; e anche perché la Bibbia è più esplicita sull’abbigliamento femminile che su quello maschile. Ma ovviamente tutto il discorso che segue vale anche per gli uomini.)

Ma perché una donna non potrebbe mettersi in costume? Cosa c’è di male? Non lo fanno forse tutti?”

Sì, è vero, lo fanno tutti. Anche il mondo, cioè l’insieme delle persone incredule, da cui teoricamente noi dovremmo differenziarci, per effetto della nostra conversione. Il mondo va al mare, si mette in costume, e trova tutto ciò estremamente giusto, innocuo e divertente; e così era anche per tutti noi, prima di conoscere Dio.

La cosa preoccupante, però, è che molte donne divenute cristiane continuano, ancora oggi, ad avere su questa attività la stessa opinione di prima – ovvero quella del mondo. Sono cristiane, si professano nate di nuovo, cambiate, rinnovate, un’altra persona; ma guai a toccare loro il mare e il bikini!

Però è vero, arrivare subito alla conclusione che una donna non debba mettersi in costume non è da tutti; anzi, è per pochissimi. La Bibbia è sì rivelatrice in proposito, ma solo per chi si applica seriamente a riflettere su ciò che legge. E persone così purtroppo non abbondano.

Leggere senza meditare, con superficialità, con trascuratezza, porta a risultati quali cristiani che ancora fumano, che ancora bevono, che ancora vanno in discoteca, che ancora giocano e scommettono.

La loro risposta è sempre questa: “La Bibbia non è esplicita su quest’argomento, faccio come meglio credo!”

Vi dirò una cosa sorprendente. Non troverete scritto da nessuna parte, nella Bibbia, che sia sbagliato andare al mare. Ma troverete, in cambio, decine e decine di versetti che vi scoraggeranno dal fare ancora una cosa simile a questa.

Dedichiamoci quindi alla donna cristiana, partendo dalla base più importante: il suo abbigliamento.

Se ho intenzione di mettermi in costume e voglio comprendere se posso farlo o meno, cosa troverò scritto nella Bibbia? Ecco qualcosa di illuminante:

(1 Timoteo 2:9-10) Le donne si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia; non di trecce e d’oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà.

(1 Pietro 3:1-2) Anche voi, mogli, siate sottomesse ai vostri mariti perché, se anche ve ne sono che non ubbidiscono alla parola, siano guadagnati, senza parola, dalla condotta delle loro mogli, quando avranno considerato la vostra condotta casta e rispettosa.

(Tito 2:4-5) Per incoraggiare le giovani ad essere ad amare i mariti, ad amare i figli, a essere sagge, caste (…) perché la parola di Dio non sia disprezzata.

Castità, pudicizia, modestia: ecco cosa la donna cristiana, a partire dal proprio abbigliamento, deve trasmettere a chi la guarda. Non solo in chiesa nell’orario di culto, non solo tra le mura di casa, non solo a fare la spesa, non solo d’inverno. Ogni ora della sua vita, ogni giorno, e in ogni stagione.

E’ forse il caso di specificarlo? Questi non sono comandamenti validi solo per qualche occasione, ma per tutta la vita di una donna che ha intenzione seriamente di fare un cammino cristiano.

Nella seconda foto – come una donna cristiana moderna appare d’estate. Castità, pudicizia, modestia: sì, è proprio questo quello che suscita a colpo d’occhio.

Ma com’è possibile che così tante donne cristiane siano vittime di un’ipocrisia tanto lampante? Com’è possibile che si diano tanto da fare per coprire ogni buchetto del loro vestito della domenica, e che con tanta facilità, poche ore dopo, si denudino quasi completamente, in un luogo pubblico, in mezzo a una folla di persone?

Donne che si danno tanta pena per filtrare il moscerino, per finire poi ad inghiottire il cammello (Matteo 23:24).

Ma perché, esattamente, le donne cristiane moderne non si accorgono che mettersi in costume è una cosa inappropriata da fare?

La risposta è semplice: hanno ancora la mentalità del mondo. Sono ancora vittime, ignare o meno, del modo di pensare che è stato inculcato loro fin da piccole: e cioè che d’estate è una cosa normalissima andare in spiaggia e denudarsi più o meno interamente in mezzo a molte altre persone. Solo a Giugno, Luglio e Agosto, però, e solo dove c’è la sabbia; perché farlo a Dicembre in un parco o in un supermercato sarebbe sbagliato e imbarazzante.

Insomma, è il mare a rendere tutto lecito, e a rendere te, in costume, una persona normale; in assenza del mare diventi universalmente motivo di scandalo.

Di nuovo, doppia ipocrisia. Non possono esistere posti leciti o non leciti in cui mostrare il nostro corpo di fronte ad altre persone. O va bene sempre, o non va bene mai. Se, come i versetti sopracitati dimostrano, Dio ci comanda di avere un abbigliamento casto e pudico, non ci dispenserà di certo “perché al mare in costume ci vanno tutti”.

Ma non siete voi che ripetete sempre che il mondo è malvagio, senza Dio e destinato alla morte? Non ringraziate sempre Dio per avervene, a vostro dire, tirato fuori? Non vi vantate di come voi siate diverse rispetto a quelle che voi definite persone incredule, irreligiose e ipocrite?

Non andate più in discoteca perché “non potreste sopportare di essere circondati da persone non credenti che si comportano in modo immorale”, ma d’estate non ci pensate due volte ad andarvi a denudare proprio in mezzo alle stesse persone, molto felicemente.

Qualcuno dirà: “E’ vero, il mondo è ipocrita in molte cose, ma stare in costume… si è sempre fatto!”

In realtà, no. Certamente quando siamo nate esistevano già i bikini, ma essi, in realtà, avevano vita da appena un secolo.

Ecco una breve panoramica sull’evoluzione del costume da bagno, a dimostrazione che il bikini non è una necessità, non è una normalità, ma una semplice moda: una moda dettata da una società che ha perso progressivamente, negli anni, il contatto con Dio, con la moralità e con il pudore.

Una moda mortale che voi stesse seguite, senza rendervene conto.

1800: Le donne si immergevano in mare avvolte in abbondanti mantelli chiusi fin sopra il collo. I costumi da bagno erano caratterizzati da gonfi pantaloni al polpaccio, completati da un abito lungo fino al ginocchio, con delle scarpine allacciate.

1893: Via il mantello, l’abito diventa più pratico e attillato.

1907: La nuotatrice australiana Annette Kellerman si esibì in uno dei suoi spettacoli di nuoto sincronizzato negli Stati Uniti. Tuttavia la donna venne arrestata perché il suo costume lasciava scoperte braccia, gambe e collo. Nelle esibizioni successive la Kellerman dovette utilizzare un costume più coprente.

1910: Il costume femminile era costituito da due pezzi: un vestito che copriva dalle spalle alle ginocchia ed un pantalone che scendeva fino alle caviglie. I costumi andarono progressivamente rimpicciolendosi, dapprima scoprendo le braccia, in seguito le gambe furono denudate fino alle cosce, così come il collo ed il décolleté.

1920: I costumi da bagno femminili furono sostituiti con corte gonnelline in taffetas con cinturina, oppure con costumi interi sfiancati e senza maniche, in jersey di lana.

1930: Il costume venne diviso in due pezzi, tunichetta e piccola mutanda. I pantaloncini si staccarono dal corpetto. Nel 1937 si delinea il completo del costume da bagno costituito da reggiseno e pantaloncini corti.

1940: I primi bikini furono introdotti subito dopo la seconda guerra mondiale, benché i primi modelli non differissero molto da quelli già visti negli anni venti.

1950: La dimensione dei bikini si ridusse progressivamente.

1957: Una turista viene multata a Rimini. La donna indossa un bikini. A quel tempo l’Italia proibiva quel costume da bagno, troppo piccolo per essere indossato in pubblico.

1960: La mutanda del costume diventa più piccola e sottile.

1980: Il costume va via via rimpicciolendosi.

Credo di potervi risparmiare il bikini-perizoma del 2018, che tutti sicuramente conosciamo bene.

Perché questa piccola lezione di storia del costume da bagno? Semplicemente per mostrarvi la volubilità della moda del mondo, che molti sedicenti cristiani seguono ciecamente.

Una donna cristiana moderna, che non vede niente di male in un bikini, oggi avrebbe scandalizzato tutte le donne più incredule e immorali di nemmeno un secolo fa. Indossa oggi, orgogliosamente, ciò che nemmeno troppi anni fa il mondo – da lei stessa giudicato depravato e senza Dio – avrebbe punito per legge, per una questione di pudore. Sì, ci mancava solo questa: il mondo perverso e ateo che le dà una lezione di decoro!

E’ comodo considerare “normale” ciò che in realtà lo è solo da pochi anni; e non perché Dio ha deciso così, ma perché lo ha fatto la moda del secolo.

Il fatto che il costume da bagno sia andato sempre più rimpicciolendosi, non è forse emblema della perdita di moralità che il mondo va attraversando? Non fate altro che ripetere che “non ci sono più i valori di una volta”, eppure vi adattate, senza porvi domande, al decadimento moderno di tutto ciò che sarebbe buono e giusto agli occhi di Dio.

Certo, il mondo può permettersi di denudare il proprio corpo, senza averne rispetto, ponendolo alla mercé degli sguardi di tutti, poiché è come un cieco senza nessuna guida che, inesorabile, cammina verso la morte; non riconosce alcuna autorità, alcun freno per i propri impulsi.

Ma voi non dovreste essere così. Dovreste aver compreso da tempo, grazie alla bussola che è la Parola di Dio, che ciò che state continuando a fare è sbagliato, perché state, di fatto, imitando coloro da cui siete convinte di sentirvi diverse, e che intendete pure “salvare”.

(1 Tessalonicesi 4:3-5) Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione, che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio.

Sì, direte, qui si sta parlando di fornicazione! Ma quale modo migliore per scatenare le “passioni disordinate” se non mettendosi di proposito, con quasi niente addosso, in mezzo a persone che potrebbero sentirsi tentate dalla vostra nudità, e da cui voi potreste essere tentate a vostra volta?

(2 Samuele 11:2-4) Una sera Davide, alzatosi al suo letto, si mise a passeggiare sulla terrazza del palazzo reale; dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno. La donna era bellissima. (…) Davide mandò a prenderla; lei venne da lui ed egli si unì a lei (…)

Davide vide una donna presumibilmente nuda, e ciò scatenò in lui il desiderio di averla. Dirò probabilmente una cosa impopolare, ma se Davide avesse visto la stessa donna completamente vestita, magari intenta a passeggiare, non credo che sarebbe stato tentato allo stesso modo da lei.

Si sa, la nudità è eccitante per gli occhi dell’uomo, credente o non credente che sia; e non si sta forse giocando con il fuoco quando consapevolmente ci si pone in una tale condizione, alla mercé degli occhi altrui? E non ingannate forse voi stesse, quando affermate di non guardare nessuno in spiaggia, di essere completamente indifferenti verso chiunque vi passi davanti?

La fornicazione e le passioni disordinate sono da condannare, ma non sono altro che montagne formate da minuscoli sassolini; e questi sono i gesti e gli atti, consci e inconsci, che hanno portato all’adempimento del peccato, come l’esporre continuamente il proprio corpo alla nudità, e esporre la nostra vista alla nudità altrui – facendo nascere così la tentazione.

(Filippesi 2:15) Perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo.

Risplendere” in una generazione storta e perversa spesso parte, banalmente, dall’apparenza. Potete sentirvi salvati, rigenerati, nati di nuovo quanto volete, ma se questa vostra “diversità” non traspare anche dal vostro abbigliamento, dai vostri gesti, dal vostro modo di parlare, di ascoltare; in poche parole, dal vostro modo di vivere, allora c’è qualche problema.

Passare giorni, mesi interi con sconosciuti (per lavoro, vacanza o altro) svelare di essere cristiana e sentirsi rispondere “ah, dici davvero?” non è esattamente un bel segnale. Così come non potete aspettarvi di essere come “astri nel mondo” se vi presentate mezze nude in spiaggia confondendovi con tutti gli altri increduli attorno a voi. Certo, vi sentite cristiane, ma intanto state in mezzo a persone del mondo, siete identiche a loro, e vi comportate come loro. In cosa dovreste risplendere? Quali sarebbero le “prove” della vostra reale conversione?

(1 Corinzi 3:17) … il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

Quante volte ci siamo sentiti dire che noi – il nostro corpo – siamo il tempio di Dio? Quante volte, per questo motivo, abbiamo detto a qualcuno che è sbagliato fumare, farsi tatuaggi, e in ogni modo “guastare” noi stessi?

Se credete davvero che il vostro corpo sia il tempio di Dio e che vada posseduto in santità e onore, curatene anche l’esterno, e non solo l’interno; abbiatene rispetto. Non esponetelo alla nudità, perché “il tempio di Dio è santo”, e una cosa santa va curata amorevolmente, perché è preziosa. Non disprezzate più il vostro corpo, dategli valore.

(1 Corinzi 6:15) Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo!

Una prostituta è tale non solo perché dedita alla fornicazione, ma la si riconosce subito alla prima occhiata, per il suo modo di presentarsi. Comunica lussuria con i gesti… ma anche mostrando la propria nudità. Non tratta dunque il suo corpo, le membra di Cristo, in modo santo; anzi, lo fa con disprezzo.

E chi, indossando il costume da bagno, può comunicare rispetto per “le membra di Cristo”?

In conclusione:

  • L’abbigliamento della donna cristiana deve esprimere sempre castità, pudicizia e modestia.
  • Coprirsi all’inverosimile in alcune occasioni, per poi denudarsi quasi completamente in altre, è sintomo di doppiezza d’animo e di ipocrisia.
  • La donna cristiana che pensa che non ci sia niente di male a mettersi in bikini non ha ancora la mente di Cristo, ma la mente del mondo, dal quale è influenzata.
  • Seguire il mondo significa seguire anche le sue ipocrisie e le sue contraddizioni. Per il mondo, mettersi in costume in spiaggia è appropriato, farlo in un parco no.
  • Per il mondo, se al posto di un bikini una persona volesse indossare la biancheria intima, che copre quanto un costume, le sarebbe impedito dal “buongusto e dal decoro” comuni.
  • Per il mondo, agli inizi del Novecento era indecoroso che una donna mostrasse le braccia nude; pochi anni dopo ha cambiato idea.
  • Per il mondo, negli anni ’50, stare in bikini nella spiaggia di Rimini era un reato; pochi anni dopo, di nuovo, ha cambiato idea.
  • Il mondo è capriccioso e volubile, mentre Dio è lo stesso ieri, oggi e in eterno.
  • Indossare il bikini è solo una scelta dettata dalla moda depravata del corrente secolo, che vuole le persone sempre più svestite, sempre più nude e inclini al peccato.
  • Chi vuole salvaguardare se stesso e gli altri dalla tentazione, eviti assolutamente di frequentare la spiaggia in semi-nudità, in mezzo a persone altrettanto svestite.
  • E’ oggettivamente più naturale sentirsi tentati da una persona seminuda, piuttosto che da una vestita in modo pudico, modesto e casto.
  • Se ci vestiamo come il mondo, parliamo come il mondo, ci comportiamo come il mondo, e nello stesso tempo dichiariamo la nostra salvezza, stiamo ingannando noi stessi.